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Una breve premessa

Da tempo si dice che i ragazzi preferiscono passare sempre più tempo ad esplorare universi virtuali piuttosto che trascorrere il loro tempo all’aria aperta.
Gli esperti la chiamano “Sindrome da deficit di natura” (Nature Deficit disorder) ed è ormai riconosciuta come un disturbo endemico nelle società odierne. Depressione, sradicamento dal  mondo, difficoltà di concentrazione, sono i sintomi più evidenti ai quali si associa una predisposizione all’obesità e un allontanamento dalla creatività e dal senso di cooperazione.
Le motivazioni sono facili da intuire: ritmi di vita frenetici, distacco dalla natura, dai paesaggi, dagli ambienti rurali. Uno studio americano sostiene che il raggio di allontanamento medio da casa è un nono rispetto a quello di trent’anni fa. Non c’è quindi da stupirsi dunque se uccelli, insetti specie arboree, frutta e verdura siano, per i ragazzi di oggi, creature estranee o quasi, anche perché pur vedendoli sul piccolo schermo o al supermercato, non hanno alcun legame con la stagionalità e il territorio.

L’indagine ISTAT  sulla pratica sportiva  in Italia del maggio 2006 fotografa un paese dove la voglia di fare sport è in diminuizione: dal 2000 al 2006 la sedentarietà è  in aumento tra i ragazzi dagli 11 ai 14 anni e tra i giovani tra i 25 e i 34 anni. Il 41% degli italiani evita ogni tipo di attività sportiva. Gli sport più praticati sono la ginnastica e la danza, poi il calcio e il nuoto. Aumentano i praticanti negli sport ciclistici e nell’atletica leggera.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità invita a promuovere stili di vita sani che migliorino la salute dell’essere umano intesa come “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale”, il Parlamento Europeo chiede che la lotta all’obesità venga considerata una priorità nell’Unione Europea e ne sottolinea il carattere multi fattoriale chiedendo un approccio globale ai diversi settori d’intervento: campagne di informazione, etichette chiare sugli alimenti, rilancio del consumo di frutta e verdura, progetti di ricerca educativi e sportivi (ammonendo però uno zelo eccessivo). E ancora: cibi biologici nelle mense scolastiche, una modalità di educazione alimentare che impartisca nozioni elementari di cucina e sui cibi  e che  promuova l’esercizio regolare di un’attività fisica e uno stile di vita sano.

Tenendo in considerazione quanto sopra riportato e il fatto che dal 1978 la Direzione Generale Agricoltura attua programmi di educazione alimentare, per questo piano si intende fare sinergia con la Direzione Giovani e Sport e focalizzare il Piano di Educazione Alimentare a tematiche che spingono verso corretti stili di vita che comprendono oltre ad una sana alimentazione che nutra il  corpo anche un’attività fisica/sport/movimento all’aria aperta.

Pertanto gli obiettivi di comunicazione che si intendono perseguire sono:

  • promuovere il nesso fondamentale tra “mangiare bene” e “fare un’attività fisica regolare” per educare ad un corretto stile di vita 
  • favorire il benessere psicofisico, scegliendo un’alimentazione sana e la più varia possibile, muovendosi di più  all’aria  aperta, riscoprendo la natura, il paesaggio che ci circonda alla scoperta delle produzioni agricole e dei paesaggi rurali
  • promuovere l’educazione al gusto, stimolando la curiosità dei più giovani a sperimentare e ad acquisire nozioni elementari di cucina e sui cibi

Tali obiettivi potranno essere raggiunti coinvolgendo in modo attivo la scuola proponendo quindi di implementare i programmi scolastici  con iniziative che favoriscano la sensibilizzazione a scuole, insegnanti e famiglie sui corretti stili di vita sottolineando l’importanza della corretta alimentazione e del fare regolare attività fisica, sottolineando il fatto che è importante che tutti pratichino tale attività sportiva senza pensare unicamente allo sport come pratica agonistica, ma come attività che aiuta a stare meglio (dimensione salutistica), a stare insieme (dimensione sociale), a stare all’aria aperta riscoprendo natura e cultura (dimensione ambientale).










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